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POLITICA USA

“Trump difenderà libertà d’opinione ed economie nazionali”, Alessandro Nardone a “Giù la maschera”

Marcello Foa: Abbiamo Alessandro Nardone, giornalista, esperto di comunicazione che ha pubblicato tra l’altro un saggio dal titolo eloquente: Mai arrendersi – Il vero Donald Trump. Allora tu sei da sempre un grande estimatore di Trump cosa ti affascina?

Alessandro Nardone: Intanto che Trump è una persona concreta, che trasforma le parole in fatti. Penso che questo sia uno dei tratti che affascina molti americani, che vedono in lui qualcuno che è stato capace innumerevoli volte di rialzarsi dopo essere caduto. Quante volte in questi anni abbiamo sentito dire che Trump non tornerà più, che non ce la farà più a rialzarsi? Ed eccolo qui, a giocarsi fino all’ultimo il suo ritorno alla Casa Bianca. Sono un estimatore di Trump perché sono molto affezionato al mio Occidente, ai nostri valori, e Trump, secondo me, rappresenta l’argine contro una deriva che dagli Stati Uniti può travolgere anche il nostro continente.

Marcello Foa: Tu dici questo collegandoti all’analisi di errori compiuti dalle varie amministrazioni americane che hanno portato al declino americano. Secondo te, Trump può davvero ripristinare la rotta giusta e davvero, come dicono molti, se vincerà Trump sarà la fine della democrazia negli Stati Uniti?

 Alessandro Nardone: Questo pregiudizio fortissimo nei confronti di Trump nasce dal fatto che non hanno altri argomenti. Fino a prova contraria, la democrazia è messa in pericolo da chi adotta un approccio liberticida, e questi sono i Democratici. Abbiamo sentito Hillary Clinton un paio di settimane fa dire che vorrebbe mettere in galera chi pubblica post contenenti disinformazione. Ma chi decide cosa è disinformazione e cosa è semplicemente una libera opinione? Hanno addirittura parlato di “riprogrammare” queste persone. È una terminologia che, se la usasse Trump, sarebbe titolata a nove colonne in tutto il mondo. La realtà è che non è vero, e la gente lo sa. Spesso, da comunicatore, penso che Trump non a caso abbia rispolverato uno slogan molto efficace di Ronald Reagan: “Stavate meglio quando c’ero io o adesso dopo tre anni e mezzo di amministrazione Biden?” E credo che i fatti siano evidenti a tutti.

Peter Gomez: Quindi lo chiediamo agli americani: “Stavate meglio con Biden o con Trump?”. Ma noi italiani, che non votiamo negli Stati Uniti, cosa dovremmo aspettarci se vincesse Harris o Trump? In tre parole, quasi in un tweet, cosa cambierebbe?

Alessandro Nardone: Basta approccio ideologico woke e le eco-follie green che ne derivano. Pensiamo alle nostre aziende e al Made in Italy, che sono messi in difficoltà da queste politiche di sostenibilità forzata, mentre devono fronteggiare la concorrenza di chi delocalizza in paesi come Cina, Bangladesh e India, dove la sostenibilità, sia ambientale che sociale, non viene rispettata. Da occidentale, è per questo che spero in una vittoria di Trump. Se invece vincesse Harris, questa deriva continuerebbe, ed è del tutto evidente che è architettata da chi sostiene le multinazionali, come i globalisti. Lo vediamo anche in Italia, dove le classi fragili che una volta votavano la sinistra si stanno spostando a destra. Ne ha scritto molto anche il professor Luca Ricolfi, che non è certo conservatore. Il superamento del bipolarismo destra-sinistra per arrivare a un nuovo bipolarismo popolo-establishment lo aveva già chiarito Steve Bannon, l’ideologo di Trump, nel 2016. E oggi, nella democratica America dei Democratici, Bannon è in galera fino al 29 ottobre per non essersi presentato davanti a una commissione parlamentare sul 6 gennaio. Quando parliamo di pericolo per la democrazia, dobbiamo stare molto attenti.

Marcello Foa: Trump fa appello molto allo spirito patriottico, come altri leader in Europa. Ma c’è un punto interessante: tu sei italiano, ma ti sei anche candidato alle presidenziali americane con il nome di Alex Anderson. Che esperienza è stata quella?

Alessandro Nardone: Quella campagna elettorale fake mi ha permesso di vivere dall’interno ciò che accadeva nel mondo di Trump. Ho potuto relazionarmi con migliaia di elettori e vivere la nascita del popolo MAGA. Ho anche conosciuto l’entourage di Trump, in particolare chi si occupava della sua comunicazione. Ricordo, per esempio, la campagna in Pennsylvania, dove fu determinante una campagna web che vidi direttamente. Vennero sponsorizzati contenuti non a favore di Trump, ma mirati a disincentivare l’elettorato democratico, come un frame di un dibattito tra Hillary Clinton e Barack Obama del 2008. Quell’8-secondi di Obama che demoliva Clinton fu sponsorizzato per scoraggiare i Democratici a recarsi alle urne. Kamala Harris sta facendo tutto da sola oggi, parlando e rilasciando interviste, ma la realtà è che anche gli analisti vicini ai Democratici la consideravano molto debole prima della sua candidatura.

Peter Gomez: Elon Musk si è schierato apertamente per Trump. Quanto conta Musk in queste elezioni?

Alessandro Nardone: Molto, perché ha messo sul tavolo della campagna elettorale un tema fondamentale: la libertà di opinione. Non è retorica, guardate cosa sta succedendo in Regno Unito, dove si arrestano persone per post sui social che criticano il governo. Musk ha speso 40 miliardi per rilevare Twitter, o X, proprio per difendere questo diritto, che è il fondamento di tutti gli altri.

Marcello Foa: Un ascoltatore ci ha scritto: “Trump vuole l’industria tradizionale contro il green, ma Elon Musk è il re delle auto elettriche. Non c’è una contraddizione qui?”

Alessandro Nardone: No, perché Musk sostiene Trump nonostante le loro divergenze sulle auto elettriche. Musk ha un obiettivo più alto, ed è difendere la libertà di opinione. Questo è ciò che conta davvero, e lo vedremo sempre più al centro del dibattito nei prossimi mesi e anni.

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